Crepapelle - Il blog della comicità
Un'altra cosetta in rima dei Maceta, Luca & Siro
COGITO ERGO MIMUN
Sono Silvio quello amato dalla gente,
quello che dà e che non vuole niente.
Ma grazie alla Pi Tre sono cambiato;
Cesare, costoro, mi han denominato.
Vi dirò che non mi fa difetto
questo nome col quale mi diletto;
dopotutto non mi pare vero
trasformare la repubblica in impero.
Non Repubblica il giornale
(quello che mi fa tanto male),
ma l'Italia, mio più grande amore
che ora mi vuole dittatore.
Io che ho rinnovato la vostra vita agra
con dosi di lifting e di Viagra.
Infatti sono bello, iperdotato fallico,
l'ho anche scritto: nel "De Bello Gallico".
Dalla Britannia fino al Ponto
il mio Rubicone è sempre pronto,
lo traggo come un dado, un dado Star
mai domo d'imprese, mai sazio di dar.
Da solo mi alza infìn la tunica,
poi via, che va alla guerra punica!
Fini invece è Bruto e poi tralascio
il fatto che per me non capisce un Cassio.
Alle idi di marzo lui ‘quoque' mi tradì
con i barbari nemici del Piddì.
Bei tempi quelli del triumvirato:
Gianfranco, me e l'Umberto arrapato;
ora quel rapporto è logorato,
troppo stanco e floscio, va evirato.
Se m'arrabbio scateno le legioni:
Emilio, il tribuno, che non sente ragioni,
Vittorio il centurione senza timore alcun
Augusto e i tg: ‘cogito ergo Mimun'.
E se alla fine m'ingrullo,
vi ficco laddove sa bene Catullo.